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Helicobacter pylori: sintomi, come si prende, test e cura


Helicobacter pylori: cos’è e quanto è diffuso?


L’Helicobacter pylori è un batterio dalla caratteristica forma a spirale che si insedia nella mucosa dello stomaco. Riesce a sopravvivere in un ambiente molto acido grazie alla produzione di ureasi, un enzima che trasforma l’urea presente nello stomaco e riduce l’acidità nelle immediate vicinanze del batterio.


L’infezione viene spesso contratta durante l’infanzia e, se non trattata, potrebbe persistere per molti anni. La presenza del batterio non provoca però necessariamente disturbi: molte persone rimangono asintomatiche e scoprono di aver contratto l'infezione solo in seguito allo svolgimento di specifici esami.


Si tratta di una delle infezioni batteriche croniche più diffuse anche se, su scala mondiale, la sua incidenza sembra essersi negli ultimi anni progressivamente ridotta. Una metanalisi pubblicata su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, che ha analizzato 224 studi e quasi 3 milioni di persone, ha stimato una prevalenza globale del 43,1% nel periodo 2011-2022, rispetto al 58,2% registrato tra il 1980 e il 1990.


La frequenza dell’infezione varia comunque notevolmente tra Paesi e fasce di popolazione ed è generalmente più elevata nelle aree con condizioni igienico-sanitarie e socioeconomiche meno favorevoli.


helicobacter pylori


Quali sono i sintomi dell’Helicobacter pylori?


L’infezione da Helicobacter pylori spesso non provoca alcun disturbo. Quando compaiono, i sintomi negli adulti dipendono generalmente dalla gastrite o dall’ulcera causate dal batterio e possono comprendere:


  • Dolore o bruciore nella parte alta dell’addome;
  • Nausea e, meno frequentemente, vomito;
  • Gonfiore ed eruttazioni frequenti;
  • Senso di sazietà precoce;
  • Pesantezza dopo i pasti;
  • Diminuzione dell’appetito;
  • Perdita di peso non intenzionale.


Queste manifestazioni non sono specifiche dell’Helicobacter pylori, pertanto potrebbero dipendere da numerose altre condizioni.


Sintomi intestinali: feci e diarrea


La diarrea non è considerata un sintomo tipico dell’Helicobacter pylori, poiché il batterio colonizza principalmente lo stomaco. Se compare durante la terapia, può rappresentare un effetto collaterale degli antibiotici; al di fuori del trattamento, è opportuno valutarne altre possibili cause.


L’infezione, inoltre, non conferisce alle feci un colore, un odore o una consistenza caratteristici. La comparsa di feci nere e catramose, invece, può indicare un sanguinamento provocato da una gastrite erosiva o da un’ulcera. In questo caso è necessaria una valutazione medica tempestiva.


Helicobacter pylori, prurito e tosse: esiste una relazione?


Prurito e tosse non rientrano tra i sintomi caratteristici dell’Helicobacter pylori.


Una possibile associazione è stata studiata tra l’infezione e l’orticaria cronica spontanea, una condizione che provoca pomfi e prurito persistente. Una metanalisi pubblicata nel 2021 ha rilevato una maggiore frequenza dell’infezione tra i pazienti con orticaria cronica, ma questa correlazione non dimostra che il batterio sia la causa diretta del prurito.


Anche per la tosse cronica esistono alcuni studi osservazionali, ma le prove disponibili non consentono di considerarla una manifestazione dell’infezione. In presenza di tosse persistente devono quindi essere valutate innanzitutto cause più comuni, respiratorie o digestive.


Quali sono i sintomi nei bambini?


Anche nei bambini l’Helicobacter pylori è spesso asintomatico. Quando l’infezione è associata a gastrite, erosioni o ulcera, possono comparire:


  • Dolore nella parte alta dell’addome;
  • Nausea;
  • Vomito;
  • Diminuzione dell’appetito;
  • Segni di sanguinamento digestivo.


Come si prende l’Helicobacter pylori?


L’Helicobacter pylori si trasmette principalmente da persona a persona, anche se le modalità precise del contagio non sono ancora del tutto chiare. Il batterio può raggiungere la bocca attraverso saliva, vomito o tracce microscopiche di feci e, successivamente, colonizzare la mucosa dello stomaco. Le possibili vie di trasmissione sono:


Via di trasmissioneCome può avvenire
Orale-oraleAttraverso il contatto con saliva contaminata o la condivisione di cibo, bicchieri e posate. Anche il bacio è considerato una possibile modalità di trasmissione, ma non è possibile stabilire se un singolo contatto provochi il contagio
Fecale-oraleQuando tracce microscopiche di feci contaminano mani, superfici, alimenti o acqua e raggiungono la bocca
Gastro-oraleAttraverso il contatto con vomito o secrezioni gastriche di una persona infetta


Il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, istituto statunitense del National Institutes of Health, indica tra le potenziali fonti di trasmissione:


  • Saliva;
  • Feci;
  • Vomito;
  • Acqua e alimenti contaminati.


Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il passaggio diretto tra persone appartenenti allo stesso nucleo familiare rappresenta l’ipotesi più probabile. Ciò potrebbe spiegare perché l’infezione venga spesso acquisita durante l’infanzia.


La probabilità di contrarre l’Helicobacter pylori può aumentare in presenza di:


  • Convivenza con una persona infetta;
  • Abitazioni molto affollate;
  • Accesso limitato all’acqua potabile;
  • Condizioni igienico-sanitarie insufficienti;
  • Scarsa igiene delle mani;
  • Consumo di acqua o alimenti contaminati.


Sebbene tali fattori causino un aumento del rischio, la loro assenza non permette di escludere l’infezione né consente di stabilire con certezza quando e da chi sia stata trasmessa. Per ridurre le possibilità di contagio è consigliabile:


  • Lavare accuratamente le mani dopo essere andati in bagno;
  • Prima di preparare o consumare alimenti, utilizzare acqua non contaminata;
  • Non condividere bicchieri, posate o cibo già assaggiato.


Test per Helicobacter pylori: quali sono e quale è più affidabile?


Non è possibile confermare la presenza dell’Helicobacter pylori soltanto sulla base dei sintomi. La diagnosi richiede un esame capace di individuare il batterio o i segni della sua attività nello stomaco. I test disponibili si dividono in:


  • Non invasivi, eseguiti senza gastroscopia;
  • Invasivi, basati sull’analisi di campioni prelevati durante l’esame endoscopico.


EsameCosa rileva e quando si utilizza
Urea breath test al carbonio 13Analizza l’aria espirata prima e dopo l’assunzione di urea marcata. Se il batterio è presente, l’ureasi prodotta dall’Helicobacter scompone l’urea e genera anidride carbonica rilevabile nel respiro. Permette di diagnosticare un’infezione attiva e di verificare l’eradicazione
Ricerca dell'antigene fecaleIndividua nelle feci componenti dell’Helicobacter pylori. I test di laboratorio basati su anticorpi monoclonali possono essere utilizzati sia per la diagnosi sia per il controllo successivo alla terapia
Gastroscopia con biopsiaConsente di osservare direttamente stomaco e duodeno e di prelevare piccoli campioni della mucosa. I tessuti possono essere analizzati attraverso esame istologico, test rapido all’ureasi e, in alcuni casi, coltura o test molecolari
Esame del sangueRicerca gli anticorpi prodotti contro il batterio. Poiché la positività potrebbe persistere anche dopo la guarigione, non permette di distinguere con certezza un’infezione attiva da una precedente e non è indicato per verificare l’eradicazione


In assenza di un motivo specifico per eseguire la gastroscopia, le linee guida SIGE (Società Italiana di Gastroenterologia) e SIED (Società Italiana di Endoscopia Digestiva) indicano l’urea breath test al carbonio 13 come esame non invasivo di prima scelta. La ricerca dell’antigene fecale con metodo monoclonale rappresenta una valida alternativa.


Non è quindi corretto considerare la gastroscopia con biopsia l’esame migliore, sempre e comunque, per la diagnosi dell'Helicobacter pylori. Può essere indicata quando è necessario valutare direttamente la mucosa gastrica, ricercare eventuali complicazioni o approfondire segnali d’allarme come:


  • Sanguinamento digestivo;
  • Anemia non spiegata;
  • Perdita di peso involontaria;
  • Vomito persistente;
  • Difficoltà a deglutire;
  • Familiarità per tumore dello stomaco.


La scelta del test dipende quindi dai sintomi, dall’età, dalla storia clinica del paziente e dalla necessità di esaminare lo stomaco.


Ad oggi, non è possibile parlare di un vero e proprio screening per l'Helicobacter pylori, come sottolineato anche dalla Dott.ssa Shria Kumar, gastroenterologa e ricercatrice del Sylvester Comprehensive Cancer Center dell’Università di Miami in una recente intervista pubblicata dalla Miller School of Medicine: «Lo screening per l'Helicobacter pylori come mezzo di prevenzione del cancro gastrico non è attualmente raccomandato, ma esistono alcuni gruppi di persone per i quali è opportuno sottoporsi al test».


Il modo migliore per capire se si appartiene a questi gruppi - prosegue la Dott.ssa Kumar - è parlare con il proprio medico e/o gastroenterologo e condividere la propria storia familiare. Il luogo di nascita, il luogo di nascita dei genitori, se si è vissuto all'estero... sono tutti fattori rilevanti, così come la presenza di casi di cancro gastrico o di infezione da Helicobacter pylori in famiglia.».


Come si cura l’Helicobacter pylori?


L’Helicobacter pylori si cura con una terapia eradicante, composta da più farmaci assunti contemporaneamente. In genere vengono associati almeno due antibiotici a un medicinale che riduce la produzione di acido gastrico; alcuni schemi comprendono anche il bismuto.


Componente della terapiaFunzione
AntibioticiEliminano il batterio attraverso l’azione combinata di principi attivi differenti
Inibitore di pompa protonicaRiduce l’acidità dello stomaco, favorisce l’efficacia degli antibiotici e supporta la guarigione della mucosa
BismutoSvolge un’azione antibatterica e protettiva sulla mucosa


La scelta dei medicinali dipende da diversi fattori:


  • Precedenti terapie contro l’Helicobacter pylori;
  • Antibiotici assunti in passato, soprattutto macrolidi come la claritromicina;
  • Eventuali allergie, in particolare alla penicillina;
  • Resistenze antibiotiche presenti nell’area geografica di riferimento;
  • Risultati di eventuali test di sensibilità del batterio.


La terapia dura generalmente da 10 a 14 giorni, a seconda dello schema prescritto. Durante il trattamento possono comparire nausea, diarrea, alterazione del gusto, dolore addominale o altri disturbi digestivi. È importante non sospendere o modificare autonomamente la cura: saltare le dosi o interrompere anticipatamente gli antibiotici può ridurre la probabilità di eliminare il batterio.


La difficoltà di seguire correttamente una terapia composta da numerosi farmaci emerge anche da uno studio qualitativo della Vanderbilt University, che ha raccolto le esperienze di 13 pazienti trattati per l’Helicobacter pylori. Un partecipante ha sottolineato l’importanza di ricevere indicazioni chiare: «Bisogna spiegare al paziente cosa lo aspetta ogni giorno e quanto sia importante attenersi alla terapia».


Nello studio, oltre il 60% dei partecipanti ha riferito effetti indesiderati, quasi sempre lievi. Seguire correttamente la cura risultava impegnativo per l’elevato numero di compresse, a volte grandi o dal sapore sgradevole, e per la complessità dello schema di assunzione. Questi fattori potevano rendere più facile confondere gli orari o dimenticare una dose. Alcuni pazienti hanno inoltre riferito incertezze rispetto a quando effettuare il test di controllo dopo la terapia.


Helicobacter pylori e dieta: cosa mangiare e cosa evitare?


Non c'è una dieta capace di eliminare l’Helicobacter pylori. L’alimentazione non sostituisce la terapia prescritta dal medico, ma può aiutare a ridurre l’irritazione dello stomaco, controllare i disturbi digestivi e affrontare meglio il trattamento. Non esistono neppure alimenti vietati per tutti. Le scelte devono tenere conto dei sintomi e della tolleranza individuale.


Broccoli, cavolfiore e altre crucifere contengono sulforafano, mentre frutti di bosco e olio extravergine di oliva apportano polifenoli. Su tali composti sono stati condotti diversi studi per valutare i loro possibili effetti sulla mucosa gastrica e sull’infezione. Non sono, però, in grado di eradicare il batterio. Anche yogurt e alimenti probiotici possono sostenere il microbiota durante la terapia antibiotica, ma non possono essere sostituiti ai farmaci.


Durante la terapia è generalmente preferibile scegliere preparazioni semplici, come cotture al vapore, al forno o alla griglia, e ridurre temporaneamente gli alimenti che accentuano nausea, bruciore, gonfiore o reflusso.


Alimenti generalmente meglio tolleratiAlimenti da limitare (in caso di peggioramento dei sintomi)
  • Verdure cotte e facilmente digeribili;
  • Frutta non acida e frutti di bosco;
  • Riso, pasta, pane e fiocchi d'avena;
  • Pesce, carni bianche e uova;
  • Yogurt con fermenti vivi, se tollerato;
  • Legumi decorticati;
  • Olio extravergine d'oliva
  • Caffè e altre bevande contenenti caffeina;
  • Alcolici e bevande gassate;
  • Agrumi e frutta particolarmente acida;
  • Peperoncino, spezie piccanti e salse elaborate;
  • Fritti, carni grasse e formaggi molto stagionati;
  • Salumi, snack e altri prodotti ultra-processati


Cosa succede se l’Helicobacter pylori non viene curato?


La maggior parte delle persone con Helicobacter pylori non sviluppa complicazioni gravi. Se l’infezione persiste, però, l’infiammazione cronica può danneggiare progressivamente la mucosa dello stomaco e favorire la comparsa di diverse patologie.


Possibile complicazioneCosa può accadere
Gastrite cronicaLa presenza del batterio mantiene la mucosa gastrica in uno stato di infiammazione persistente, spesso anche in assenza di sintomi evidenti
Ulcera gastrica o duodenaleIl danno alle difese della mucosa permette agli acidi gastrici di provocare una lesione più profonda nello stomaco o nel duodeno
Sanguinamento o perforazioneUn’ulcera può sanguinare e causare vomito con sangue o feci nere. Più raramente può attraversare la parete dello stomaco o del duodeno e provocare una perforazione
Gastrite atrofica e metaplasia intestinaleL’infiammazione prolungata può assottigliare la mucosa e sostituire parte delle cellule gastriche con cellule simili a quelle dell’intestino. Queste alterazioni aumentano il rischio di tumore, ma non indicano che un tumore sia già presente
Adenogarcinoma gastricoL’infezione cronica rappresenta uno dei principali fattori di rischio per il tumore che nasce dalle cellule della mucosa dello stomaco
Linfoma gastrico MALTÈ una rara forma di linfoma che interessa il tessuto immunitario della mucosa gastrica ed è strettamente associata all’infezione


L’Helicobacter pylori aumenta il rischio di tumore gastrico, ma un test positivo non significa avere o sviluppare necessariamente un tumore. Il possibile percorso dalla gastrite cronica alle alterazioni precancerose e, infine, al cancro interessa soltanto una parte delle persone infette.


Certamente, eliminare il batterio contribuisce a ridurre il rischio. Un trial clinico condotto in un’area cinese ad alta incidenza e seguito per 22 anni ha rilevato una diminuzione di quasi il 50% dei casi di tumore gastrico tra le persone sottoposte a terapia eradicante. Ciò non vuol dire che il trattamento azzera il rischio individuale, ma conferma il valore dell’eradicazione nella prevenzione.


Dopo la cura: come sapere se l’Helicobacter pylori è stato eradicato?


La scomparsa dei sintomi non dimostra che l’Helicobacter pylori sia stato eliminato. Dopo la terapia è quindi necessario eseguire un test di controllo, anche se dolore, nausea o bruciore sono migliorati.


Il controllo deve essere effettuato almeno quattro settimane dopo la conclusione della terapia antibiotica. Eseguirlo troppo presto potrebbe produrre un risultato falsamente negativo, perché il numero dei batteri può diminuire senza che l’infezione sia stata realmente eradicata.


Gli esami generalmente utilizzati sono:


  • Urea breath test al carbonio 13;
  • Ricerca dell’antigene fecale con metodo monoclonale;
  • Test su biopsia gastrica, soltanto quando esiste già un’indicazione a eseguire la gastroscopia.


L’esame del sangue non è adatto al controllo, perché gli anticorpi contro il batterio possono rimanere positivi per mesi o anni anche dopo l’eradicazione.


Quali farmaci potrebbero falsare il risultato?


Antibiotici e alcuni medicinali utilizzati per ridurre l’acidità gastrica possono diminuire temporaneamente la quantità di batteri rilevabili e causare un falso negativo.


FarmaciQuanto tempo prima del test vanno sospesi
AntibioticiAlmeno 4 settimane
Farmaci contenenti bismutoAlmeno 4 settimane
Inibitori di pompa protonica (omeprazolo, pantoprazolo o esomeprazolo)Almeno 2 settimane


Non tutti i medicinali comunemente definiti “gastroprotettori” interferiscono allo stesso modo. Se durante il periodo di sospensione è necessario controllare bruciore o dolore, il medico può indicare temporaneamente farmaci alternativi, come antiacidi o antagonisti dei recettori H2. La terapia non deve essere modificata autonomamente.


Cosa succede se il test è ancora positivo?


Un risultato positivo indica che la prima terapia non ha eradicato il batterio. Il medico può quindi prescrivere una terapia di salvataggio con una combinazione di farmaci differente, considerando:


  • Antibiotici già utilizzati;
  • Eventuali allergie;
  • Precedenti esposizioni ad antibiotici;
  • Risultati di eventuali test di sensibilità.


Anche dopo la nuova terapia sarà necessario ripetere il controllo rispettando gli stessi tempi.


Domande frequenti


Quanto costa il test per l’Helicobacter pylori?


In Italia, il breath test eseguito privatamente costa indicativamente 40-60 euro; la ricerca dell’antigene fecale generalmente costa meno. Con il Servizio Sanitario Nazionale si paga il ticket, se dovuto, secondo le tariffe regionali.


I test per l’Helicobacter pylori acquistati in farmacia sono affidabili?


Possono fornire una prima indicazione, ma non sostituiscono i test di laboratorio. In particolare, gli autotest sul sangue rilevano anticorpi che possono rimanere presenti dopo la guarigione e non confermano un’infezione attiva.


Quanto può durare l’infezione da Helicobacter pylori se non viene curata?


Senza una terapia efficace, l’infezione può persistere per molti anni o per tutta la vita, anche in assenza di sintomi.


L’Helicobacter pylori può tornare dopo l’eradicazione?


Sì, ma negli adulti che vivono nei Paesi sviluppati la reinfezione è poco frequente. Una nuova positività a breve distanza dalla cura può indicare che il batterio non era stato completamente eliminato.


Anche il partner o i familiari devono sottoporsi al test?


Non tutti automaticamente. Le linee guida dell’American College of Gastroenterology includono gli adulti conviventi tra le persone da sottoporre a un test non sierologico; nei bambini, invece, lo screening dei familiari non è raccomandato di routine.


Come si cura l’Helicobacter pylori nei bambini?


La cura prevede l'assunzione di un farmaco che riduce l’acidità gastrica, da associare a più antibiotici, scelti e dosati in base al peso e, quando possibile, alla sensibilità del batterio. Si raccomanda, inoltre, di verificare l’eradicazione 6-8 settimane dopo la terapia.


Si può curare l’Helicobacter pylori durante la gravidanza?


In genere, se non vi sono complicazioni, la terapia eradicante viene rinviata a dopo la gravidanza. Nei casi che richiedono un trattamento immediato, gastroenterologo e ginecologo devono scegliere i farmaci valutando trimestre, benefici e possibili rischi.


Lo stress può causare l’Helicobacter pylori?


No. L’infezione è causata dal batterio e non dallo stress, che può però accentuare dolore, bruciore e altri disturbi digestivi.


L’Helicobacter pylori può causare anemia o carenza di ferro?


Sì. L’infezione può ostacolare l’assorbimento del ferro e, se provoca gastrite o ulcera, causare piccole perdite di sangue. Nel tempo può quindi favorire una carenza di ferro e la conseguente anemia, soprattutto quando non si individuano altre cause.


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